Stolen Apple: Trenches

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Artista: Stolen Apple
Titolo: Trenches
Etichetta: Rock Bottom Records
Distribuzione: Audioglobe
Data di pubblicazione: 23 settembre 2016
Formato: CD
Sito web: https://stolenapple.bancdcamp.com / https://soundcloud.com/stolen-apple

Raccogliendo per strada varie influenze, elaborate attraverso esperienze che confluiscono nell’attuale progetto, gli Stolen Apple con “Trenches” offrono all’ascoltatore più attento l’opportunità, assai rara in Italia, di fruire di un disco dal respiro ampio e libero da pastoie stilistiche e/o di genere. Il che forse costituirà un ostacolo alla sua piena comprensione da parte della platea dei più pigri, ma tant’è, l’Arte non va spacciata nei vicoli bui… Ballate dolenti che ci fanno indugiare ad osservare la luna ed ad “annusare” gli aromi arcani della notte (l’immensa “Living on Saturday”), od ad attraversare deserti sconfinati, seguendo la vaga traccia lasciata da chi ci ha preceduti in un viaggio infinito alla ricerca di risposte a domande appena abbozzate od al semplice pretesto che offre l’occasione per partire, divagazioni strumentali che rimandano a quella scuola scandinava che meritatamente si è imposta negli ultimi anni come la corrente più credibile e creativa del retro-rock, ed episodi sorprendenti che citano insiemi il ricordo dei quali resiste solo nelle memorie dei più “vissuti” (il ritmo forsennato di “Falling grace” che ridà vividezza al grigio metallizzato dei Red Lorry Yellow Lorry). Il tutto amalgamato da una vena psichedelica/visionaria che fa da collante a queste dodici composizioni, dal carattere delineato e dal piglio audace. Scoprono le carte un po’ alla volta, tanto che all’ennesimo ascolto ancora vi sorprenderete per quella sfumatura che prima non avete percepito, ed il mestiere in questo caso pesa parecchio (definire “Trenches” un esordio è improprio, capitalizzando il disco i variegati “background” dei componenti il complesso), ma tale bagaglio viene utilizzato con sapienza e ben ponderando le parti. Promozione piena (ma la pronuncia amici miei è da curare ancora).

Recensione: Admiral Sir Cloudesley Shovell

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Admiral Sir Cloudesley Shovell: Keep it greasy Rise Above Records – CD – 2016 Come non amare questo trio, che con “Keep it greasy” marca il terzo centro di una carriera iniziata nel 2008, ma che per due membri, il chitarrista/urlatore Johnny Gorilla e lo skin-beater Bill Darlington è la naturale continuazione del progetto-Gorilla? Nel […]

Recensione: Ataraxia

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Artista: Ataraxia
Titolo: Deep blue firmament
Etichetta: Sleaszy Rider Records/Metaversus PR
Formato: CD
Anno: 2016
Con una carriera così lunga alle spalle, costellata di pubblicazioni eccellenti, partecipazioni a compilazioni, tributi, ed una serie innumerabile di esibizioni dal vivo, anche oltre-Oceano, accostarsi all’ennesima manifestazione della bravura e della determinazione dei modenesi è come socchiudere la porta d’una stanza rimasta ancora inesplorata, quando il resto della magione ci è noto. Chissà cosa ci attende, la mano trema sulla maniglia polverosa, ma infine la apriamo… Lasciarsi avvolgere dalle spire ammalianti di “Delphi” e di “Message to the clouds” è come assorbire del balsamo che ci inebrierà in un attimo, per poi lasciarci quella sensazione di pace interiore che non ci abbandonerà per il resto della giornata. Il firmamento evocato nel titolo viene solcato lungo queste dodici canzoni, sfiorando le stelle che lo punteggiano e che in questa stagione, l’Autunno che ci prepara ai rigori della stagione fredda, risaltano vieppiù sulla nera coltre che ci sovrasta. Ora che la calura estiva ci ha abbandonati, spazzata via dai primi venti calati da Est e da Nord, tutto è più chiaro, definito, ed allora lasciamoci andare alla contemplazione e dedichiamo loro un brandello del nostro tempo, usciamo e leviamo lo sguardo al cielo! Le due tracce citate e “Greener than grass” possiedono una grazia dream-pop che il genere ha smarrito, assieme alla propria innocenza; il quartetto le ricupera, sono già proprie ed elaborare queste melodie così semplici, ma allo stesso tempo coinvolgenti, è giuoco facile per loro, poi “Myrrh” si leva austera, ed è un ripercorrere i propri passi, dopo essersi liberati d’ogni peso del passato, pronti ad un nuovo viaggio. Perché gli Ataraxia sono degli esploratori, attraverso la loro opera ci accompagnano in mondi nuovi, alle periferie d’un universo che, ne siamo consci, mai conosceremo a fondo. Un limite impostoci dalla Natura, ma che possiamo considerare in una accezione assolutamente positiva, perché la fantasia possa correre libera si rende necessario liberarla dai gioghi della conoscenza. Un brano d’una bellezza che, credetemi, mi è difficile descrivere, commovente, e riuscire ancora, dopo tanti anni, a rendere così sublime la musica, questi nove minuti scarsi che mai vorrei terminassero, è il segno esatto della loro Arte, la misura d’una espressività che è difficile contenere. “Rosso sangue” è circonfuso d’una aura drammatica accentuata dallo strumentismo elegante ma asciutto e dai cori severi, questa è la forma che gli Ataraxia hanno modellato negli anni, colle loro mani sapienti di artigiani della musica, producendo la loro bottega ogni volta calchi mirabili. “Galatia” è il pianto di chi, sul molo, vede il bastimento allontanarsi, solcando i marosi irati, e teme che quella sarà l’ultima volta… Sì, mi sono lasciato suggestionare dal titolo (Galatia/Galati…), ma le sei corde pizzicate con destrezza e la voce che sussurra danno davvero la sensazione d’un lungo viaggio verso l’ignoto, suggellato da un commiato appassionato. Poi con “May” ci si avvia al tramonto, la chitarra spande le sue note, centellinandole, ed il complesso verga pagine di dolente epica crepuscolare che “Vertical”, che l’accompagna, lascia sullo sfondo, pronta a riemergere ed a far visita alla nostra anima nel fondo della notte. E’ un alternarsi di emozioni, ritrovare una voce così ferma, quella della Nicoli, intatta come quella degli esordi è stupefacente, eppoi come non lodare la perizia dei compagni di viaggio, Vandelli, Pagliari, Spaggiari, dei Maestri che però non fanno sfoggio imbelle della loro sapienza d’esecutori e di compositori provetti, eppure potrebbero farlo, ricorrere al mestiere senza alcun sforzo, ripetere sempre lo stesso esercizio… Non ci sono stazioni o soste, si prosegue con passo fermo, ché la strada da compiere è ancora lunga, ma la compagnia vivace di questi brani renderà il passo leggero. “Ubiquity”, “Phoebe” (profonda, meditata, possiede una struttura descrittiva che mi ricorda qualcosa, ma che mi sfugge, sono solo brandelli che emergono dalla memoria, chissà, forse la colonna sonora d’uno sceneggiato degli anni settanta, ma ero piccolo…) ci conducono alla classica seconda parte di “Alexandria”, nobile suggello di Deep blue firmament, il quale ci congeda affidandoci alla confortevole consapevolezza che Ataraxia ha mantenuta ben viva la fiammella della ispirazione, anzi la ha nutrita ed essa arde vivace. Spero davvero, a questo punto, di assistere presto ad un loro spettacolo, al quale manco da troppi anni ormai.
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Blues Pills: Lady in gold

Artista: Blues Pills Disco: Lady in gold Etichetta: Nuclear Blast Distribuzione: Audioglobe Formato: CD Anno: 2016 Genere: retro hard rock Info: http://www.bluespills.eu Ormai dei BP avrete letto di tutto e di più, ma la portata di un disco eccellente come “Lady in gold” ci permette di intervenire sull’argomento e magari d’esporci in un terreno scoperto […]

Artica: The tapes (recensione)

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Artista: Artica Titolo: The tapes Formato: digitale Auto-produzione Anno di pubblicazione: 2016 http://www.articaweb.eu https://www.facebook.com/articaweb https://articaita.bandcamp.com/album/the-tapes Tracklist: Oscurità Marea Trema Tipasa Caucasian walk (cover Virgin Prunes) L’oscurità Nebbia Boemia Preghiera Immagine Engel Fade away Nemesi Aggressione Roma brucia Finale Disponibile su iTunes, Spotify, GooglePlay, Amazon Music “The tapes” è una raccolta di canzoni tratte da demo-tape […]

Recensione: Burning Gates

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Burning Gates: Shadows of the past – a retrospective 1995-2001 Etichetta: Strobelight Records Formato: CD Anno di pubblicazione: 2015 Una corsa a perdifiato, sette anni vissuti come se ogni giorno fosse l’ultimo. Ed un ritorno, forse inaspettato, sicuramente auspicato e condiviso. Come suggerisce il sotto-titolo, “Shadows of the past” compila dodici brani dell’epopea Burning Gates, […]

Recensione: Der Noir

Der Noir: A certain idea of love Etichetta: RBL Music Italia/Subsound Records Promozione: Narcotica Publishing Formato: EP Anno di pubblicazione: 2015 http://www.dernoir.com Abbandonano il canto e si calano nelle profondità ctonie degli oceani, i quanto mai attivi Der Noir, confezionando un lavoro breve ma intensissimo, assai distante da quanto proposto nelle precedenti tre testimonianze rilasciate […]