Recensione: Mindfeels

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Artista: Mindfeels Titolo: XXenty Etichetta: Art of Melody Music/Burning Minds Group Distribuzione: Sound Treck Distributions Formato: CD Data di pubblicazione: 17 novembre 2017 Web: http://www.mindfeelsmusic.com Facebook: http://www.facebook.com/Mindfeelsmusic I Mindfeels rilasciano un disco maturo che manifesta il loro incondizionato affetto nei confronti di un suono elegante, dalla confezione perfetta, suonato con passione e sana attitudine, oltre […]

Recensione: The Other

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  Artista: The Other Titolo: Casket case Etichetta: Drakkar Records/Drakakr Entertainment Gmbh Distribuzione: Soul Food Formato: CD Anno di pubblicazione: 2017 Web: http://www.facebook.com/theotherhorrorpunk http://www.theother.de Corrono spediti, i The Other da Colonia, Renania Palatinato/Westfalia. Anche troppo, l’horror-punk ai quali si concedono con disinvoltura a tratti risulta caotico e poco centrato, ma Rod Usher (voce), Doc Caligari […]

Recensione: Burning Gates

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Artista: Burning Gates Titolo: The ritual will never die Etichetta: Swiss Dark Nights Records Anno di pubblicazione: 2016 Formato: CD digipack web: https://www.facebook.com/SwissDarkNights/ La potenza di fuoco sprigionata dai BG in sede live è assolutamente devastante, il quartetto lascia ben poco spazio a pause riversando tutta la propria foga espressiva nell’interpretazione quanto mai sentita di […]

Recensione: Siberia

Artista: Siberia
Titolo: Turning back tides
Etichetta: Swiss Dark Nights Records
Anno di pubblicazione: 2017
Formato: CD digipack
web: https://www.facebook.com/SwissDarkNights/
Si rinnova il sodalizio tra Matt Wyatt a Dave Vendemmian nel nome di Siberia (monicker che a noi italiani evoca mai sopite emozioni) e nel solco del più classico goth di matrice anglosassone, ed una delle pietre angolari della di questo seconda generazione sono proprio i Vendemmian; un suono identificabile fin dalle prime battute di “Light up the sky”, canzone preceduta dalla breve apertura “A moment to breathe”.Tradizione che che non vive di nostalgia, è incredibile come quesi brani trovino ancora una esatta collocazione all’interno del variegato e frammentato panorama costituito dalle sonorità più oscure ed introspettive. Una linea che discende direttamente da The Sisters of Mercy e da The Mission, e che non cela riferimenti a formazioni “minori” degli anni ottanta, quelle cioè che hanno subito la massiccia influenza del post-punk. Certo che il peso specifico dei Siberia è nettamente inferiore a quello de The Eden House, siamo ai livelli dei Red Sun Revival, ancorati alla storia del genere che comunque “trattano” in un’ottica attuale. Così “Exit” richiama The Psychedelic Furs ammantandoli di melancolia “cureiana”, sostanza ricavata dall’esperienza dei due musicisti e da una formula compositiva interiorizzata (il finale del motivo palesa una certa incertezza, peccato). “Red light and up” assolve al suo ruolo di ballata crepuscolare a-la Excession, guidata da un chitarrismo e da un cantato ispirati (batteria emendabile, invero…), “So black and blue” segue i dettami di Gary Marx, sei corde agili che disegnano pregevoli arabeschi. Turning Back Tides scorre veloce, nove brani (più la citata intro) per quaranta minuti di musica piacevole, non particolarmente ispirata ma evidentemente indirizzata ad un pubblico ben identificato, che non si aspetta altro d’altronde. Le regole del genere i Siberia le hanno mandate a memoria; la parte finale di Turning Back Tides denuncia qualche ridondanza (“Waves” è indecisa tra Hussey e… China Crisis…, “Faith” pare una outtake di “Gods own medicine”) né la coppia finale “Crystal clear”/”Broken” possiede una caratura tale da innalzare il livello compositivo di Turning Back Tides oltre quello di una comunque piena sufficienza. Opera destinata a rallegrare le serate autunnali di chi non è più giovanissimo, matura ed intrinsecamente elegante, questo è davvero Adult Oriented Goth!

Recensione: KLOGR

Artista: KLOGR
Titolo: Keystone
Etichetta: Zeta Factory/Zeta Promotions s.r.l.
Formato: CD
Anno di pubblicazione: 2017
Web: http://www.klogr.net
L’annunciato nuovo lavoro dei KLOGR si apre con un terzetto di brani che chiariscono definitivamente quale sia la portata di un disco che gode sì della produzione di David Bottrill (vincitore di tre Grammy ed all’opera su lavori che hanno tracciato una nuova via al rock “alternativo”), ma che è costituito sopra tutto di una sostanza che gli dona uno spessore decisamente internazionale. La presenza del canadese (e l’ombra lunga del suo impressionante curriculum) potrebbe “deviare” l’attenzione dell’ascoltatore, ma la citata sequenza “Sleeping though the seasons”, “Prison of light” e “Technocracy” è seguita da una serie di brani (sono dodici in totale, e fra di loro non si cela nessun riempitivo) assolutamente stordente, canzoni guidate da una sezione ritmica impeccabile e da un chitarrismo potente e profondo, oltre che dal cantato di uno dei migliori vocalist italiani, il sempre più autorevole Gabriele “Rusty” Rustichelli. Con “Keystone” (confezione in digipack arricchita da due booklet, uno contenente le fotografie del gruppo “work-in-progress”) i KLOGR compiono un deciso passo in avanti che li porta ad esplorare i confini del grande rock americano, quello degli ultimi Foo Fighters e Stone Sour, per intenderci, mantenedosi saldamente ancorato ad uno stile che il quartetto ha ormai fatto proprio, assimilando anni di concerti e di esperienze maturate sul campo che fanno sentire il loro peso, e che si traduce in un suono nervoso, scattante, scuro, accompagnato da testi che fanno riflettere. Un suono grandioso, immaginifico, che tritura Tool/A Perfect Circle/King Crimson, nu e prog metal (“Dark tides”) e che dipinge invero scenari inquietanti, che rifugge dagli orpelli ai quali troppi fanno ricorso per celare imbarazzanti lacune, “Keystone” vanta una consistenza tale che gli permette di accedere a qualsiasi sfida. Impressionante, letteralmente…

 

Recensione. Volvodrivers: Cui prodest?

 

Artista/Gruppo: Volvodrivers
Titolo: Cui prodest?
Etichetta: Angel’s Wings Label/Volvodrivers
Formato: CD
Anno di pubblicazione: 2017
web: http://www.facebook.com/Volvodrivers
L’essenza del concetto di power-trio sintetizzata in dodici tracce cantate in italiano (peccato che i testi non siano riportati nel booklet, le liriche perfettamente incastrate nel contesto sonoro rappresentano un valore aggiunto di “Cui prodest?”), una tumultuante cavalcata ottimamente padroneggiata da musicisti affiatati e valorizzata da una produzione eccellente, segno ulteriore che la scena “alternativa “ italiana (banale categorizzazione che trascende stili e generi) è definitivamente maturata. I Volvodrivers esprimono rabbia e volontà, non mostrando falsi pudori quando ricorrono a formule già sperimentate (“Cui prodest?” è un condensato del grunge più oscuro e sofferto degli Alice In Chains e del power/hard dei Monster Magnet “ripuliti” dai deliri psichedelici, ché i Volvodrivers sono molto più concreti, inglobando inoltre scorie noise ed elementi di scuola stoner), ma lo spessore compositivo e la personalità messi in campo sono tali da rendere ogni paragone, anche il più impegnativo, alla stregua di un mero esercizio di citazioni. Anche quando il ritmo cala (“Cuore nero”) il terzetto mantiene alta la tensione espressiva, superando un ostacolo sovente esiziale per i complessi italiani: una melodia aliena ed alienante che viene sintetizzata mirabilmente dal motto “suoni apocalittici dal profondo nord-est” che si legge sulla loro pagina FB. Attivi dal 2004 e con all’attivo un omonimo esordio datato 2014 segnano con “Cui prodest?” un deciso passo verso un riconoscimento che meritano appieno a dispetto della provenienza “periferica” che troppe volte non premia il reale valore di un gruppo e della sua opera…

 

Recensione: Travelin Jack

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  Artista: Travelin Jack Titolo: Commencing countdown Etichetta: SPV/Steamhammer Distribuzione: Audioglobe Formato: CD digipack/LP gatefold Data di pubblicazione: 8 settembre 2017 Web: http://www.audioglobe.it Facebook: http://www.facebook.com/travelinjackband Come molti loro illustri colleghi, i TJ sono letteralmente calati in una dimensione “altra”, delimitata da precisi riferimenti temporali riferentisi agli anni settanta. Della congregazione fanno parte dell’ala hard rock […]