Recensione. Una Stagione all’Inferno: Il mostro di Firenze

 

Artista: Una Stagione all’Inferno

Titolo: Il mostro di Firenze

Etichetta: Autoproduzione

Distribuzione: Black Widow Records

Formato: CD

Data di pubblicazione: 2018

Web: www.blackwidow.it.it

 

L’orrore è reale. Non è quello provocato dal grumo di frattaglie esposte che colpisce la nostra sensibilità, un  morso gli effetti del quale svaniscono appena cessa la suggestione provocata dalla visione della pellicola o dalla lettura. Viviamo in un’epoca che prolunga una infinita stagione infernale, tanto che la nostra ragione cerca di sterilizzare certi eventi, è un naturale istinto di sopravvivenza. Quei nomi, quegli eventi torbidi, il risalto dato loro dalla stampa, riaffiorano come relitti che ci illudevamo di aver perso per sempre, sprofondati laggiù e resi vaghi dal susseguirsi di altri fatti che hanno distolto la nostra attenzione. Morte, violenza, voci, dolore, indagini, smarrimento, soluzione, processi, condanne… Dubbi… La verità che si confonde con la fantasia, una membrana osmotica divide vero da presunto tale… Come è possibile che sia accaduto e sopra tutto perché? La massaia che si interroga, il poliziotto che si cruccia nella penombra di stanze dalle pareti scrostate, volute di fumo che si alzano da scrivanie attorno alle quali si muovono frenetici i cercatori della Verità. Ed in tutto questo disordine, in questa agitazione, una scia di sangue, di ferocia inaudita e di mutilazioni, unici elementi concreti di un disegno frammentato.

 

Ecco cos’è Il mostro di Firenze, una serie di brani che paiono perfettamente architettati per far riandare la nostra memoria indietro nel Tempo, quando quegli avvenimenti si consumarono dando vita al “caso” del “mostro di Firenze”, e che la nostra memoria ha forse relegato in un canto. Uno dei tanti, d’altronde. Perché è il suo compito, preservarci da ciò che irrita la nostra Coscienza, e che vorremmo scansare. Ma ci cozziamo contro, impossibile sfuggire.

 

Il progetto Una Stagione all’Inferno nasce nel 1997 per mano di Fabio Nicolazzo (chitarre e canto) e di Laura Menighetti (canto, cori, pianoforte, Hammond). Acuti talenti, essi rafforzano le fila accogliendo via via altri eccellenti collaboratori, come Diego Banchero, contribuisce all’albo “E tu vivrai nel terrore…” con una riedizione della sigla dello sceneggiato “La baronessa di Carini” e, nella attuale formazione, chiama a sè Marco Biggi (già Rondò Veneziano) alla batteria, Pier Gonella (Necrodeath) alle chitarre e Roberto Tiranti (Labyrinth) ai cori ed al basso; il contributo di Paolo Firpo (sax soprano ed elettrico), Kim Schiffo (violoncello), Daniele Guerci (viola) e di Laura Sillitti (violin) è funzionale alla creazione di un suono pastoso, senza il quale verrebbe meno il pathos narrativo amplificato dall’uso di rumori, voci, urla, sibili, sospiri. Tanto che par di vedere il vecchio schifoso con la roncola in mano aggirarsi nella boscaglia fitta gocciolante umidore, pronto a sferrare il colpo che lacererà i tessuti della vittima. La suggestione, ecco cosa produce, t’immedesimi, il motore che s’accende e la macchina che sgomma e tu ti giri di scatto, ma non c’è nulla… Poi parte il colpo di pistola… Il delirio prende le mosse da “Novilunio” e si chiude con “Plenilunio”, addentrandosi nella selva sonora v’imbatterete in porzioni maestose, altre rallentate a dovere, batteria tonitruante, chitarre granitiche e svolazzi di tastiera. Il Segno del Comando, Il Balletto di Bronzo, Goblin, Univers Zero… Ma ne Il mostro di Firenze v’è sopra tutto fantasia e bravura, non vi sono fasi statiche che spezzano la narrazione, la preparazione certosina trova piena applicazione in tracce ricche di spunti, legate tra loro da un filo di terrore che le cuce assieme come i lembi di una ferita. Con il folle intermezzo di “Interludio macabro” ad introdurre l’atto finale, in un crescendo di emozioni ove emerge anche il piglio rock del complesso, fino ai pochi minuti della traccia fantasma che ci congeda dal lavoro.

 

Black Widow si prodiga a dare ad Il mostro di Firenze la confezione che merita, con l’accuratezza che  una bottega artigiana quale è effettivamente l’etichetta genoana (è voluto, chi sa sa), riserva alle sue opere. La scelta delle immagini che fanno da sfondo ai testi, i colori del libretto, eppoi alcuni particolari che magari possono sfuggire allo sguardo superficiale, ma non a chi conosce questi appassionati: la lista delle canzoni si apre con “Novilunio” e si chiude con “Plenilunio”, come scritto, ed allora ecco che in capo ed in coda all’elenco vi sono i simboli che indicano queste due fasi sui lunari. Signore e Signori che leggete, questa è una vera e propria Opera, e merita rispetto e plauso. Ma lo sapevamo già, vero?

 

Tracklist:

1. Novilunio
2. La ballata di Firenze
3. Nella notte
4. Lettera anonima
5. Interludio macabro
6. L’enigma dei dannati
7. Serial Killer Rock
8. Il dottore
9. Plenilunio

 

 

2 thoughts on “Recensione. Una Stagione all’Inferno: Il mostro di Firenze

  1. Massimo Gasperini ha detto:

    GRANDE.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...