Kissin’ Dynamite: parte il “Generation Goodbye” Tour!

20.10.2016 Berlin (DE) – Binuu
21.10.2016 Hameln (DE) – Sumpfblume
22.10.2016 Hamburg (DE) – Knust
27.10.2016 Pratteln (CH) – Z7
28.10.2016 Aschaffenburg (DE) – Colos-Saal
29.10.2016 Köln (DE) – Underground
04.11.2016 Nantes (FR) – Le Ferrailleur
05.11.2016 Paris (FR) – Backastage by the Mill
10.11.2016 Nürnberg (DE) – Hirsch
11.11.2016 Prag (CZ) -. Club Nova Chmelnice
12.11.2016 Leipzig (DE) – Hellraiser
18.11.2016 Wörl (AT) – Komma
19.11.2016 München (DE) – Backstage
25.11.2016 Bochum (DE) – Matrix
26.11.2016 Kaiserslautern (DE) – Kammgarn
02.12.2016 Padova (IT) – Bullet Club
03.12.2016 Stuttgart (DE) – LKA Longhorn
06.12.2016 Chernigiv (UA) – GDK
07.12.2016 Kiev (UA) – Club Atlas
08.12.2016 Kharkiv (UA) – KKZU
09.12.2016 Dnipropetrovsk (UA) – Shinnik
11.12.2016 Chornomorsk (UA) – Metropolis

Ektomorf: le date dell’Aggressor European Tour

26.10.2016 Vienna (AT) – The Bach
27.10.2016 Debrecen (HU) Shipwreck Bar
28.10.2016 Zagreb (HR) – Hard Place
30.10.2016 Brno (CZ) – Melodka
31.10.2016 Novy Jicin (CZ) – Rock Bar Ace
01.11.2016 Liberec (CZ) – Bunker
02.11.2016 Frankfurt (DE) – The Bed
03.11.2016 München (DE) – Backstage
04.11.2016 Wiesloch (DE) – Rock And Pop Club
05.11.2016 Traunstein (DE) – Metro
06.11.2016 Hannover (DE) – Mephisto
07.11.2016 Hamburg (DE) – Hafenklang
08.11.2016 Trier (DE) – Mergener Hof
09.11.2016 Sion (CH) – The Free Port
11.11.2016 Reutlingen (DE) – Franz K
12.11.2016 Oberhausen (DE) – Helvete
13.11.2016 Aachen (DE)
14.11.2016 Bremerhaven (DE) – Rock Center
15.11.2016 Dresden (DE) – Pushkin
16.11.2016 Berlin (DE) – Nuke
18.11.2016 Freiburg (DE) – Crash
19.11.2016 Pagney-Derriere-Barine (FR) – At Paulette
20.11.2016 Tannheim Egelsee (DE) – Club Black Eagle
22.11.2016 Doncaster (CZ) – Malts
23.11.2016 Carlsbad (CZ) – Slash Bar
24.11.2016 Straßkirchen (DE) – Plutonium Klub
25.11.2016 Budweis (CZ) – Dead End Festival
26.11.2016 Bayreuth (DE) – Winter Invasion Festival

Playlist sabato 30 ottobre 2016 – 767

thespiritualbatvisionofsound

The latest news – Albums
Dust Fear Of Lover: Dust fear of lover (Self-released)
Evil Spirit: Cauldron Messiah (Terror From Hell Records)
Svlfvr: Shamanic lvnar cvlt (Bakerteam Records)
The Spiritual Bat: The vision of sound e.p. (Self-released)

Playlist
The Sisters Of Mercy: Temple of love (extended version) (from: Some girls wander by mistake/Warner Music UK Ltd./Merciful Release)
The Spiritual Bat: Crucifixion (from: Cruel machine/Danse Macabre)
Beata Beatrix: Black D. (from: The new gothic generation/Wave Records)
Date At Midnight: Walking afterlife (from: Date at midnight/In The Night Time)
The Doormen: We are The Doormen (from: Black clouds/The Doormen/Promorama)
The Doormen: My vision/Like a statue (from: Abstract(Ra)/The Doormen)
Other Voices: I walk on the wire/A night lasting a year (from: A way back/ RBL Music)
The Spiritual Bat: Killing (from: The vision of sound e.p. (Self-released)
The Mission: Phantom pain (from: Another fall from grace/Eyes Wide Shut Rec./SPV)
Evergrey: The impossible (from: The storm within/AFM Records)
Autunna Et Sa Rose: E’ un sofferto pulsare… (from: Phalène d’onyx/ARK Records)
Luigi Rubino: The kiss (from: Il soffio e la voce/ARK Records)
Dust Fear Of Lover: Not just those (from: Dust fear of lover/Self-released)
Evil Spirit: Reino sangrento (from: Cauldron Messiah/Terror From Hell Records)
Svlfvr: Shamanic lvnar cvlt (from: Shamanic lvnar cvlt/Bakerteam Records)
IQ: Dans le Parc du Chateau Noir (from: The wake/Samurai)

Recensione: Ataraxia

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Artista: Ataraxia
Titolo: Deep blue firmament
Etichetta: Sleaszy Rider Records/Metaversus PR
Formato: CD
Anno: 2016
Con una carriera così lunga alle spalle, costellata di pubblicazioni eccellenti, partecipazioni a compilazioni, tributi, ed una serie innumerabile di esibizioni dal vivo, anche oltre-Oceano, accostarsi all’ennesima manifestazione della bravura e della determinazione dei modenesi è come socchiudere la porta d’una stanza rimasta ancora inesplorata, quando il resto della magione ci è noto. Chissà cosa ci attende, la mano trema sulla maniglia polverosa, ma infine la apriamo… Lasciarsi avvolgere dalle spire ammalianti di “Delphi” e di “Message to the clouds” è come assorbire del balsamo che ci inebrierà in un attimo, per poi lasciarci quella sensazione di pace interiore che non ci abbandonerà per il resto della giornata. Il firmamento evocato nel titolo viene solcato lungo queste dodici canzoni, sfiorando le stelle che lo punteggiano e che in questa stagione, l’Autunno che ci prepara ai rigori della stagione fredda, risaltano vieppiù sulla nera coltre che ci sovrasta. Ora che la calura estiva ci ha abbandonati, spazzata via dai primi venti calati da Est e da Nord, tutto è più chiaro, definito, ed allora lasciamoci andare alla contemplazione e dedichiamo loro un brandello del nostro tempo, usciamo e leviamo lo sguardo al cielo! Le due tracce citate e “Greener than grass” possiedono una grazia dream-pop che il genere ha smarrito, assieme alla propria innocenza; il quartetto le ricupera, sono già proprie ed elaborare queste melodie così semplici, ma allo stesso tempo coinvolgenti, è giuoco facile per loro, poi “Myrrh” si leva austera, ed è un ripercorrere i propri passi, dopo essersi liberati d’ogni peso del passato, pronti ad un nuovo viaggio. Perché gli Ataraxia sono degli esploratori, attraverso la loro opera ci accompagnano in mondi nuovi, alle periferie d’un universo che, ne siamo consci, mai conosceremo a fondo. Un limite impostoci dalla Natura, ma che possiamo considerare in una accezione assolutamente positiva, perché la fantasia possa correre libera si rende necessario liberarla dai gioghi della conoscenza. Un brano d’una bellezza che, credetemi, mi è difficile descrivere, commovente, e riuscire ancora, dopo tanti anni, a rendere così sublime la musica, questi nove minuti scarsi che mai vorrei terminassero, è il segno esatto della loro Arte, la misura d’una espressività che è difficile contenere. “Rosso sangue” è circonfuso d’una aura drammatica accentuata dallo strumentismo elegante ma asciutto e dai cori severi, questa è la forma che gli Ataraxia hanno modellato negli anni, colle loro mani sapienti di artigiani della musica, producendo la loro bottega ogni volta calchi mirabili. “Galatia” è il pianto di chi, sul molo, vede il bastimento allontanarsi, solcando i marosi irati, e teme che quella sarà l’ultima volta… Sì, mi sono lasciato suggestionare dal titolo (Galatia/Galati…), ma le sei corde pizzicate con destrezza e la voce che sussurra danno davvero la sensazione d’un lungo viaggio verso l’ignoto, suggellato da un commiato appassionato. Poi con “May” ci si avvia al tramonto, la chitarra spande le sue note, centellinandole, ed il complesso verga pagine di dolente epica crepuscolare che “Vertical”, che l’accompagna, lascia sullo sfondo, pronta a riemergere ed a far visita alla nostra anima nel fondo della notte. E’ un alternarsi di emozioni, ritrovare una voce così ferma, quella della Nicoli, intatta come quella degli esordi è stupefacente, eppoi come non lodare la perizia dei compagni di viaggio, Vandelli, Pagliari, Spaggiari, dei Maestri che però non fanno sfoggio imbelle della loro sapienza d’esecutori e di compositori provetti, eppure potrebbero farlo, ricorrere al mestiere senza alcun sforzo, ripetere sempre lo stesso esercizio… Non ci sono stazioni o soste, si prosegue con passo fermo, ché la strada da compiere è ancora lunga, ma la compagnia vivace di questi brani renderà il passo leggero. “Ubiquity”, “Phoebe” (profonda, meditata, possiede una struttura descrittiva che mi ricorda qualcosa, ma che mi sfugge, sono solo brandelli che emergono dalla memoria, chissà, forse la colonna sonora d’uno sceneggiato degli anni settanta, ma ero piccolo…) ci conducono alla classica seconda parte di “Alexandria”, nobile suggello di Deep blue firmament, il quale ci congeda affidandoci alla confortevole consapevolezza che Ataraxia ha mantenuta ben viva la fiammella della ispirazione, anzi la ha nutrita ed essa arde vivace. Spero davvero, a questo punto, di assistere presto ad un loro spettacolo, al quale manco da troppi anni ormai.
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