Recensione: Burning Gates

Burning Gates: Shadows of the past – a retrospective 1995-2001
Etichetta: Strobelight Records
Formato: CD
Anno di pubblicazione: 2015
Una corsa a perdifiato, sette anni vissuti come se ogni giorno fosse l’ultimo. Ed un ritorno, forse inaspettato, sicuramente auspicato e condiviso. Come suggerisce il sotto-titolo, “Shadows of the past” compila dodici brani dell’epopea Burning Gates, ed è la migliore testimonianza di un gruppo che ha saputo distinguersi dal “mare magno” del goth-rock, svincolandosi subito da facili riferimenti da altri abusati fino all’esaurimento, proponendo una personale visione del “suono gotico”, irruento, incompromesso, schietto. La foga con la quale Michele Piccolo interpreta episodi feroci come “Waxfire”, il turbinare delle chitarre, con l’indomito Andrea Cannella ad affastellare un riff sopra l’altro, eppure dosando con sapienza la foga espressiva, senza smarrire il senso della misura, la batteria che scandisce un ritmo infernale, che sia Davide Bo od Igor Cavallari dietro il “drum-kit” non cambia, qui è il collettivo che conta, il basso di Danny Tartaglia (che nel 1997 sostituì Giulio Forsi) che è sangue che pulsa alle tempie, e par voler far esplodere le vene, questi sono i Burning Gates, indomiti propugnatori di un verbo che tanto deve al post-punk, ai Sisters/Fields/Cult, ma anche alla tribalità dei (Southern) Death Cult, la rabbia dei New Model Army, l’urlo disperato dei perdenti ma indomiti The Lords of the New Church… Torino ed il vento che sferza le vie, il Po che scivola silente, la nebbia che cinge il colle di Superga. “Nel profondo” del 1995, demo dalla quale è tratta “Giochi di guerra”, la svolta dell’approccio all’inglese con “Aurora Borealis”, “Wounds” ed i palchi d’Europa (Dorbirn, Lipsia, Nottingham, Strasburgo) pronti ad accoglierli, a consumare il rito. Tutto è racchiuso nelle righe che Alex Daniele ha dedicato loro, a corredo d’un booklet che riporta antiche immagini, locandine, granelli di memoria… M’immagino il buon Mish commuoversi, mentre le parole si fissavano sullo schermo del PC (o forse su un foglio, chissà), perché questa è un po’ la storia di tutti noi che l’abbiamo vissuta, chi in prima fila chi tenendosi in disparte. Sempre loro, i Burning Gates, fedeli propugnatori di un verso sonoro/espressivo che qualcuno dichiarerà datato, ma che invece mostra ancora segni di vitalità, alimentata da una volontà e da una passione che solo i puri possiedono e coltivano. “And the dance goes on”!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...