Recensione: From the Fire

From the Fire: Through the oceans of time
Etichetta: SwissDarkNights
Formato: CD
Anno di pubblicazione: 2015
http://www.fromthefire.it
info@fromthefire.it
Michele Piccolo è un puro. Uno che ti urla in faccia quello che pensa, e lo fa con una tale carica ed un trasporto unici, vivificati da una passione che ha pochi eguali. Uno che ti trascina via… avete presente Justin Sullivan, “Slade the leveller” dei New Model Army? No? Andate a cercare chi è. Sì? Allora avete capito, la “pasta” è la stessa. “Through the oceans of time” riavvolge il nastro dei ricordi di Michele, ma la nostalgia, in analoghe situazioni “bestia” difficile da gestire, qui se ne sta in disparte. Trova una ottima spalla in Fabrizio Busso, perché non avrebbe avuto senso riproporre pari pari questi brani, raccoglierli come foglie ingiallite appena staccatesi dal ramo, inserirli in un freddo contenitore da riaprire di tanto in tanto, per rivivere emozioni distanti. Quattordici canzoni per oltre un’ora di musica, atmosfere prevalentemente acustiche, rarefatte, ma è l’impennarsi della voce, che s’arrampica su scariche elettriche che provocano brividi che scivolano lungo la spina dorsale, eppoi risalgono fino al cuore, a coinvolgerci ed a provocare palpitazioni che si tramutano in piacere. D’altronde qui si racchiude un’esperienza che va ben oltre la pura e semplice musica, prodotta dal 1987 al 2012, sotto sigle che appaiono quasi leggendarie, come Sister Zaus, anche se pregne d’una epica “minore” solo perché pochi ne hanno fruito, e come Burning Gates ed Ordeal by Fire. Gothic rock che brucia (…fire…) spinto dal vento del punk, quello più belluino, “feroce” e militante. L’orpello che viene gettato via, rifiutato, e “Fields of rape” (originariamente destinata ad “Untold passions” degli ObF), “Grain of sand” e le altre dodici, in questa veste, rifulgono come i tizzoni fra la cenere del fuoco d’un bivacco, nel bel mezzo del deserto battuto da correnti calde che paiono scaturire dal nulla. Gli arrangiamenti essenziali offrono all’ascoltatore che già conosce questi motivi un’occasione per approfondire il lato più “intimo” di Michele, il quale fonde la propria sensibilità con quella di Fabrizio, anime apparentemente distanti, in realtà accomunate da esperienze simili; spiriti liberi ed indomiti che percorrono la stessa via, troppo spesso in salita, ma proprio per questo vale la pena affrontarla. Si ricuperano frammenti dal passato più remoto (“Il regno del vento” title-track dell’EP del 1993 dei Sister Zaus), poi Burning Gates ed Ordeal by Fire, ma rimane intatta la carica che ogni uno di questi episodi emana, perchè la matrice è la stessa. Un progetto che trova dimensione ideale dal vivo, perchè a questa è destinato, e non potrebbe essere altrimenti, ché Michele trova nel confronto col pubblico il conforto delle proprie idee, delle istanze che lo pungolano a muoversi, a fissare in una lirica le proprie urgenze espressive, senza però affidarsi alla consuetudine. Due musicisti esperti che però non scelgono la scorciatoia offerta loro dal mestiere, da quell’esperienza che pur possiedono in dosi abbondanti, prediligendo un approccio spontaneo, semplice e diretto. Questo è il valore intrinseco di “Through the oceans of time”, e questo progetto non è destinato a polverosi archivi, non è nella natura di Michele e di Fabrizio. Le ombre del passato si allungano, nel crepuscolo rosso fuoco, un grido si leva, non è lamento né strepito, bensì l’invocazione dello sciamano, inginocchiato al centro del cerchio tracciato nella sabbia, che richiama a sé la forza di Divinità lontane che solo lui conosce e sa evocare…

Tracklist:
Fields of rape (inedita tratta dalle sessioni di “Untold passions” degli Ordeal by Fire, 2004)
Oceans of time (inedita)
Corrosion (da “All is lost”, Ordeal by Fire, 2008)
Life’s uncertainty (da “Untold passions”, Ordeal by Fire, 2004)
Grain of sand (da “Aurora borealis”, Burning Gates, 1999)
Re-creation (da “Roots and the dust”, Ordeal by Fire, 2003)
Il regno del vento (da “Il regno del vento”, Sister Zaus, 1993/”Risvegli”, Burning Gates, 1996)
To the moon (da “Nel profondo”, Burning Gates, 1995)
Catch (da “Wounds”, Burning Gates, 2001)
Killing hate (da “All is lost”, Ordeal by Fire, 2012)
Shadows of the past (da “Wounds”, Burning Gates, 2001)
River in flood (da “Roots and the dust”, Ordeal by Fire, 2003)
Prisoner (da “Untold passions”, Ordeal by Fire, 2004)
Twilight (when the darkness falls) (da “Aurora borealis”, Burning Gates, 1999) (da “Aurora borealis”, Burning Gates, 1999)

NB: “Twilight” e “When the darkness falls” su “Aurora borealis” erano due brani separati
“Catch” venne pubblicata nel 2000 su sette pollici (in edizione limitata a 500 copie), split con The House of Usher, con il titolo “Catch (fragment)”

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