L’eleganza senza tempo di Suzanne Vega a Bologna (di Mick Gaze)


Otto anni fa venne a Udine, nella mià città, ma la pioggia le impedì di esibirsi. Cinque minuti dopo che il concerto fu annullato il cielo si aprì ma ormai era troppo tardi. Io ero in prima fila e la delusione fu dura da smaltire.
Otto anni dopo finalmente la ritrovo in un contesto molto più intimo ed esclusivo e anche per questo più bello, perché la riporta alle origini dei suoi primi concerti nei club newyorkesi. Al Bravo Caffè di Bologna è per Suzanne Vega (nella foto) la seconda serata: una fortuna, considerati i soli 90 ingressi, e merito all’organizzazione del locale per aver portato un act di tale calibro. Il rosso delle pareti e del sipario in fondo al ristorante sembrano perfetti.
Fuori dal Bravo Caffè la mia amica mi scuote: la vede arrivare col viso avvolto con un fazzoletto e ci saluta divertita come di chi viene scoperto. La serata comincia con un’apertura di Valerio Piccolo, cantautore che ha collaborato con Vega traducendo la pubblicazione “Solitude Standing” e omaggiato un suo brano in cui cantano insieme (“Suono nell’aria/Freeze tag”). Poi finalmente lei. La accompagna il chitarrista Gerry Leonard, chitarrista dublinese che ha suonato in passato con David Bowie. Saprà accompagnare i brani davvero con gran gusto e pennellate psichedeliche grazie anche ad effetti come i loop e l’e-bow.
I soli primi accordi di “Marlene On The Wall” accendono e riscaldano l’atmosfera. Gli anni sono passati ma Suzanne non sembra cambiare mai: è rimasta una ragazzina, riflessiva, profonda e con senso dell’umorismo. Il cilindro nero le dona e sotto la giacca sfoggia una maglietta di Bob Dylan, il cui album appena uscito si intitola “Tempest” e scherza su come sia contenta di essere a Bologna invece che a New York, colpita dall’uragano Sandy.
Suzanne Vega ha uno stile chitarristico asciutto, mai oltre le righe, ma che rapisce col suo groove, e una voce intima e calda, inattaccata dal tempo. Il pubblico la ascolta attentissimo, complice anche la voglia di cogliere le sfumature più belle delle sue melodie. I brani scorrono dolci e ipnotici, la jazzata “Caramel” sembra fatta apposta per il Bravo Caffè e spezza la delicata malinconia di una delle mie preferite, “Small Blue Thing”. Sono passati 25 anni dal suo secondo album “Solitude Standing” e alle sue canzoni viene dedicato il blocco centrale, essendo anche il suo lavoro di maggior successo. Il pubblico esplode quando applaude “Gipsy” e “Left Of Center”.
Deliziosamente autoironica quando introduce “Tombstone”, canzone usata per un film con Eddie Murphy che “è stato visto probabilmente da dieci persone in tutto il mondo” seguita dalla ritmata “Blood makes noise” e “The Man Who Played God”, canzone composta per la compilation “Dark Night Of The Soul”.
Poi tornano le perle del primo periodo: “The Queen and the Soldier”, “Some Journey” e la famosissima “Luka”, cantata sempre con la sobrietà e l’eleganza cui Suzanne Vega ci ha abituato. Immancabile “Tom’s Diner”, ma prima di salutarci tutti sorprende con un inedito, “Crack In The Wall”, che farà parte del suo prossimo album e “Rosemary”. Sgattaiola via assieme ai suoi uomini passando in mezzo ai tavoli, per poi fermarsi per gli autografi. Una serata indimenticabile.
Scaletta:
Marlene on the Wall
When Heroes Go Down
Small Blue Thing
Caramel
Frank and Eva
Language
Solitude Standing
Gypsy
Left of Center
Tombstone
Blood Makes Noise
The Man Who Played God
The Queen and the Soldier
Some Journey
Luka
Tom’s Diner
Crack in the Wall (inedita)
Rosemary
Sito ufficiale:
http://www.suzannevega.com/

Ringrazio l’amico Mick per le belle parole e per aver voluto contribuire, col suo graditissimo resoconto, al mio spazio, certo che non si tratterà di episodio isolato. Thanks, Mick!

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