Solrize: Mano cornuta

(Go Down Records, CD, 2012, www.godownrecords.com)

Questi quattro viennesi, attivi come Solrize dal 2006, trasformano i prati verdeggianti dell’Oberoesterreich nel deserto del New Mexico, ove l’unico rumore che si riesce a distinguere, tra nubi di polvere ed arbusti che rotolano sospinti dal vento, è quello, sinistro, dei sonagli scossi dal crotalo disturbato dalla improvvida presenza umana, e le poche chiazze d’ombra sono garantite da radi spuntoni di roccia o da ciuffi di saguari. Mano cornuta è heavy stoner ignorante e grezzo, bombardato da un basso che percuote il torace e fa sanguinare le orecchie, da chitarre che erigono barricate cinte da filo spinato, da un percussionismo tronituante e da una voce belluina. La produzione di Scott Reeder (il curriculum vitae è ormai cosa pubblica, suo il basso nel breve strumentale “La casampulga”), fa il resto, “I am the warrior”, “Rising up again”, “Enemy” e “Law of the dead” sono le bellicose dichiarazioni d’intenti proclamate con sardonica tracotanza da un gruppo che fa riemergere dalle pieghe della memoria i demoni interiori che straziavano l’anima sofferente di Elric il Negromante e che attizza con calcolo misurato la ferocia di Kull di Valusia. Gran disco, mani cornute al cielo!

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