Fuel From Hell: Easier said than done

(Street Symphonies Records, Distribuzione: Andromeda, CD, 2012, http://www.streetsymphonies.com, http://www.myspace.com/fuelfromhell)

Uno dei dischi più attesi di questo squarcio di 2012, per chi scrive Easier said than done si assumeva il gravoso onere di replicare il debut “Fill you up with five star gasoline” (ma mi piace citare la partecipazione alla sesta puntata della saga “Hollywood hairspray” della Perris Records di Tom Mathers, con il brano “Heartbreaker”), capitolo che ben mi dispose nei loro confronti (la bontà del quale potei poi testare dal vivo). Con due novità in line-up (il cantante Phil Lasher e lo skin-beater Alex Count) e forti di una attività live di assoluto rilievo (aperture per L.A. Guns, Meldrum, Adam Bomb e Nashville Pussy fra gli altri), i rockers triestini hanno saputo tener desta l’attenzione degli appassionati, queste undici nuove tracce sono indi la logica conseguenza di mesi di frenetica attività, come si conviene ad un combo di razza, come i FFH sono! L’opener “Electrified” denunzia una inaspettata vena melodica prossima al class metal, e “Poison whiskey” dimostra di meritare il titolo di singolo apripista (video disponibile sul canale youtube dell’etichetta, come già riportato in una nostra new), la verve stradaiola e viziosa del gruppo viene giustamente evidenziata nella svelta “Some girls”, input glam losangelino su un tessuto ruvido, ottima palestra per le corde vocali di un Lasher degno titolare del ruolo; “Send me your love” riattualizza invece gli ottanta più patinati senza scivolare nella nostalgia, perché non ce n’è bisogno. Ottimo il lavoro di produzione (Saojo Studio di Udine, saojo in friulano significa so io, come chi è ben conscio della propria opera…) per un disco che sa pesare bene le proprie risorse (“Anything goes” grava l’appunto chitarristico non facendo venir meno l’appeal melodico) e che non ricorre al modernismo per troppi rimedio indispensabile per colmare lacune d’ispirazione, ribadendo quanto sia necessaria l’attitudine in ambiti sleazy. La componente corale esalta “17 & wasted”, due ottime canzoni quali “Midnight” e “Bad Jane” non per nulla hanno trovato spazio su compilazioni pubblicate negli U.S.A. (la prima su “Rock 4 life” di Quickstar Productions, la seconda su “Riot on sunset vol. 15” di 272 Records), godendo di un respiro decisamente internazionale e di una scrittura scorrevole, “House of love” e la tirata e groovy “December ‘89” non fanno che confermare la bontà di Easier said than done e, per favore, non andiamo a tediare (e tediarci) con inutili paragoni, in questo caso non servono, è sufficiente ascoltare queste undici tracce per verificare quanto le fortune di un genere dipendano dal valore dei suoi interpreti.

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